London for ever – 30

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And he really came right away; The time to browse distractedly some magazines under the reddened and careful eyes of the owner of the shop, a middle-aged Pakistani, with big, fleshy cheeks.

– “Hello!” Giampiero motioned to me as he came in sight, just  outside  the underground exit barrier. Even Michelle, who I already knew, greeted me with her hand in the air. They then presented me to Martine, a not very tall but nice girl who was wearing jeans on an embroidered white blouse, white-green “Adidas” shoes, and a blue ribbon at the front that caught her short-cut brown hair. She made a smile on his teeth a little irregularly, just pronouncing  “hello!” ,  with a hand holding his coat on his shoulders and the fingers of the other hand slipped into the pocket of his jeans with the only thumb outside. Soon after I asked Giampiero for news of Tommy that I had not seen for a while.

– “No, it’s a long time  I do not see Tommaso; The last time he came to see us with his  girlfriend, but he was really down! ”

-” Oh yeah! Major decisions are being made; Maybe he goes down to Italy, “I said in a lazy, humorous tone.

– “It’s no such a great a decision!  I’ve already made the same  decision!” – he said in a great tone of self importance. – “Didn’t you know the news?” He continued, stopping the march, astonished by my own surprise. – “I have recently contacted Italian executives of our firm; They seem to be looking to open a representative office right in Genoa, in my city, and they are looking for people who are expert and trustworthy to speak English well to widen the network of contacts and then ………. ”

– “Hey! Really high points, then. You may also become a ‘Big Boss’! – I told him, knocking his shoulders.

– “But, I do not even know if I may  like it. I need to change air, this is it! It’s a life I’m here in London and I think my trip is over. And did not you ever have the idea of ​​having a son? ”

“What has  to do a son with your moving from London?” I interjected, resuming the path she had interrupted another time. – “You can also do the baby here if you want.”

– “No! It would not be the same. In this city there is too much chaos. It is not the ideal environment: with all this racism that there is still, violence, smog, do you understand? And I need another situation; Even Michelle would enjoy  changing  to Italy……. ”

He turned instinctively backwards and saw Michelle and Martine talking, very close, arm in arm.

– “What are these secrets?” Giampiero asked.

“Nothing that matters to you,” Michelle said with her air, at the same time naughty and naive.

Meanwhile, we had come near the pub that stood on the corner of two streets; In front of the right side, the extreme border of a small square delimited a large parking lot for motorcycles where there were now a large number of parked vehicles; Motorcycles of all cylinders, brands and colors, with a prevalence of midrange Triumph and Honda red and blue.

  1. to be continued…
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Laissez faire, laissez passer – Berlino 1989


Orsù! Andiamo!

Lasciate fare, lasciate passare!

Oggi non è più tempo, adesso,

di sparare addosso alla gente

Non sapete che oggi

è il 9 Novembre 1989?

Oggi non è più tempo di bloccare ancora le merci!

Orsù! Soltanto mille dollari ti costa un camion pieno!

Alle 9 e 21 della sera il muro sta crollando!

Lasciate fare, lasciate passare

Ci saranno radicali cambiamenti che aspettano le vostre vite!

Il muro sta crollando insieme

con le nostre illusioni le loro false promesse

l’erronea secolare speranza!

Andiamo! Il muro non occlude più i totem del progresso!

Andiamo ad adorare

gli dei scintillanti

che avanzano con decisione!

Lasciate fare, lasciate passare!!!

Memorie di scuola – Parte Prima

copertina memorie

5.

Quinta Ragioneria

Anno scolastico 1972-73

Se mi chiedessero oggi, in forza di  quale sfrontatezza o coraggio, in nome di quale diritto o in base a quale dovere,  in quell’ottobre del 1972, io mi misi a capo  degli studenti  della mia scuola e, insieme ad altri coraggiosi e sfrontati  del movimento studentesco  delle scuole superiori, ci mettemmo ad organizzare scioperi, occupazioni scolastiche e cortei per le strade cittadine, non saprei cosa rispondere.

O forse risponderei che io sentivo di vivere intensamente  uno di quei momenti, ciclicamente ricorrenti nella storia dell’umanità, in cui delle forze ancestrali e misteriose, sembrano muovere delle masse umane contro il potere costituito, illudendole di poter alfine spezzare quei vincoli invisibili che li costringono a seguire per una strada già segnata, senza alternativa e senz’altra scelta che quella, per essere finalmente protagonista della tua storia , della tua vita, del tuo destino. E allora, come un’aquila che spicchi per la prima volta il suo volo dalle sommità di una vetta, trattieni il respiro e poi ti lanci nell’aria, per vedere se le tue ali son capaci di volare, per vivere realmente o morire.

Oppure, più prosaicamente, risponderei che i vecchi leaders si erano diplomati e se non avessi preso io le redini in mano, tutto si sarebbe fermato. E io non volevo che quel sogno di riscatto e di libertà, in cui ormai credevo ciecamente,  finisse soltanto perché io non avevo trovato la forza o l’ardire di continuare quella lotta che sentivo giusta e sacrosanta.

Per capire meglio quegli anni e quei sentimenti occorre ricordare che mentre in Francia  il movimento del ‘68 si è accontentato della testa del generalissimo De Gaulle (ed è finito con la caduta della sua onorevole testa); e che  se in Inghilterra la rivoluzione è stata subito assorbita e metabolizzata nel tessuto di concessioni e miglioramenti economici e sociali che la classe politica astutamente e prontamente ha concesso ai giovani ed ai proletari in rivolta (qualcuno ha scritto che la nobiltà inglese soffre ancora la sindrome della ghigliottina del ‘98, per cui, pur di tenere la testa ben salda sul collo, e le rendite parassitarie intatte, è pronta a cedere ad ogni richiesta che la Casa dei Comuni, l’unica Assemblea elettiva e realmente  rappresentativa, avanzi in nome del popolo sovrano);  e che se infine le diverse dittature hanno soffocato nel sangue  i rigurgiti rivoluzionari degli spagnoli e  dei paesi dell’est europeo, in Italia la rivoluzione sessantottina è stata soltanto l’inizio di un lungo e sofferto cammino che i giovani della mia generazione  hanno percorso e vissuto attraverso diverse tappe; un decennio terribile, iniziato nella gioia e nei colori del ’68 (che, a sua volta, affondava le sue radici nella rivoluzione dei figli dei fiori di San Francisco e dintorni, della metà degli  anni sessanta, poi diramatosi in mille rivoli, a Berkeley, a Seattle, a Woodstock) e sviluppatasi negli anni successivi nelle lotte politiche e nei movimenti della sinistra extra-parlamentare, per sfociare infine nelle sanguinarie azioni dei gruppi armati, la cui deriva politica e storica, può farsi  risalire al rapimento e alla barbara uccisione dell’onorevole Aldo Moro (1978), la vittima innocente, l’agnello sacrificale, il capro espiatorio di una classe politica cinica e corrotta che ha segnato un’epoca.

Insomma l’Italia, forse anche a causa della sua instabilità politica, di quel suo essere una terra di confine ideologico, dove ancora si fronteggiavano due partiti di opposte ed inconciliabili vedute politiche (la DC ed il PCI) che facevano capo ai due blocchi allora predominanti nel mondo (la Nato ed il Patto di Varsavia), fu teatro di uno scontro interno in cui alle schegge impazzite di una sinistra ormai decisa a rompere  definitivamente  il cordone ombelicale che la legava a Mosca, per entrare a far parte delle forze di governo, risposero le manovre occulte di apparati dello stato, collusi e manovrati dai burattinai americani, per niente convinti della buona fede dei comunisti, anzi diffidenti che   la loro manovra fosse un cavallo di Troia i cui fili erano mossi dai sovietici per espugnare Roma e successivamente minare alle basi e dall’interno la stessa Alleanza Atlantica.

Solo così si spiega il triste epilogo del tentativo di Aldo Moro di traghettare i comunisti italiani nell’area di influenza ideologica occidentale. Ma i grandi uomini e i grandi progetti spesso vengono equivocati ed interpretati con diffidenza dagli animi affetti di piccineria e dagli uomini offuscati dalla sete di potere.

Ma su Aldo Moro e sul 1978 tornerò ancora, se il lettore vorrà seguirmi. Adesso siamo ancora nel 1972, anche se molti avvenimenti di quell’anno sono come un preludio degli avvenimenti futuri, come d’altronde è per ogni vicenda umana.

continua…

Leggi il  testo integrale di Memorie di scuola di Ignazio Salvatore Basile,  acquistando on line(c/o Mondadori store, Feltrinelli, IBS, Libreria Universitaria, Amazon ecc.) oppure in libreria il volume edito da Youcanprint ISBN 9788827845486

https://www.youcanprint.it/biografia-e-autobiografia-generale/memorie-di-scuola-9788827845486.html

To exit or not to exit

Helen Joanne Cox

Yesterday, half a million  people, marched  in London against the Brexit.

I’ve already written in this blog what I think of this theme.

I love all UK, its people, its multinational culture, its different, strong tradition whatever they might decide to do on Brexit. Even if  they would be out of EU I would keep on loving and respecting their great democracy and their great Country.

Nevertheless I  hope that Great Britain remains in the European Union.

We need them as well as they need us to be together.

United Kingdom, English, Scottish and Irish people are part of Europe.

The European, different people, like English, French, Spanish, Italians, Germans, Danish and all the others, are like those cousins which have a common inheritance to share: it’s better to find an agreement and keep on together.

We have already fight too much to conquer and manage on our own, exluding the others, the whole inheritance and it has been a disaster.

Who does not remember the cruel wars the ones against the others? How many have them been? I cannot even count them out since the Roman Empire has collapsed, almost sixteen centuries ago.

That’s enough my  European friend.

I want we to stay together, with our differences, with our peculiarities, defending our own culture but sharing our friendship, building a new great Country to face the new millennial challenges against the giants of the world (I don’t only mean USA, but also China, India and the others emergeing, dangerous  powers).

And I can’t forget the sweet face of Helen Joanne Cox who has died for the European dream to be true.

Please, don’t let her blood sacrifice be useless.

I embrace you, brothers of Albion. Do what you think is better for you but don’t forget that together we’ll be stronger. Europe is strong if we keep together though someone would prefer to split us.

The good things to joint are much more than those to break up.

And London is for ever, anyway.

Memoria di Scuola – Parte Seconda

copertina memorie

Uno dei  professori che ricordo con affetto e ammirazione è Giacomo Gavazzi.

Era titolare della cattedra di Teoria generale del diritto.

Le  sue spiegazioni volavano in alto, come il fumo delle Marlboro che fumava ininterrottamente durante la lezione. Le sue parole avevano anzi  la stessa densità e la levità del fumo delle sue sigarette: parlava infatti  espirando il fumo ispirato poco  prima dalla sigaretta.

Il prof. Gavazzi aveva tradotto (non saprei dire adesso se dal danese o dall’inglese) il libro di testo di Alf Ross, “Diritto e Giustizia” che avevamo in adozione.

Debbo confessare che anche questo lo avevo divorato con interesse e curiosità. In quegli anni sentivo dentro di me una grande forza che mi spingeva ad apprendere.

Allora, come d’altronde ancora oggi, immaginavo l’Università (e lo studio in generale) come una grande scala, i cui gradini, nel salire, ti consentono di vedere il mondo dall’alto. E più sali e più riesci  a vedere e a capire del mondo che ci circonda. Occorre però stare attenti, nel salire, a non allontanarsi troppo dalla vita sottostante, per non perdere il contatto con la realtà, cosa che accade a molti studiosi, che finiscono per  ritrovarsi nella famosa torre d’avorio, dalla quale osservano poi il mondo reale, senza più riconoscerlo.

Le lezioni di Teoria generale del diritto mi chiarivano le idee sul significato più profondo del diritto, sulla sua funzione, sul senso che le norme giuridiche acquistano in rapporto alle vicende umane ed in relazione alle altre norme che giuridiche non sono; alla stessa stregua in cui le istituzioni e la storia del diritto romano mi mostravano il cammino millenario che l’uomo aveva percorso per giungere ad essere ciò che oggi siamo in termini di organizzazione e di disciplina delle relazioni umane, sia quelle tra uomini e sia quelle tra gli uomini e le altre entità giuridiche, pubbliche o private che esse siano; così come il diritto costituzionale mi avrebbe mostrato, più in là negli esami, l’organizzazione politica   in cui dal centro si dipana la fitta rete delle strutture e degli enti politici, partendo dalla base elettorale e dalle cellule sociali di base che quella rete alimentano con la linfa democratica, tanto  più fluida e pulita, quanto più genuina e onesta risulti essere quella base organica (e viceversa).

Più tardi avrei inoltre imparato che le categorie giuridiche sono una conseguenza dell’assestamento di quelle economiche e che sono queste ultime, in realtà, quelle che dettano le regole. Ma al tempo ero troppo ingenuo per capirlo.

Adesso che i miei sogni di affrancazione e di riscatto, coltivati negli anni degli scioperi e delle battaglie scolastiche,  mi avevano abbandonato, mi aggrappavo allo studio e alle lezioni di quei grandi uomini di scienza per dare e per trovare un senso nella mia vita, cercando di dipanare quella matassa che mi si era aggrovigliata nell’animo sin dalla prima adolescenza.

Oltre a quelle lezioni mirabili, lenivano le mie angustie esistenziali le canzoni che ascoltavo alla radio oppure da certi miei amici, sempre all’avanguardia con i dischi e con gli impianti stereo. Talvolta, come nel caso degli Inti Ilimani,  mi infiammavo nel pensare alle ingiustizie del mondo e alla possibilità che il popolo unito potesse porvi veramente fine.

Ma ormai io mi sentivo sempre di più un sasso di fiume, un ciottolo abbandonato alla corrente che accetta con fatalismo di essere condotto dove la corrente fluisce, senza più forze e senza più voglia di  ribellarsi.

Così, nonostante avessi due fratelli maggiori che avevano già svolto il servizio militare, nonostante il mio favismo, nonostante avessi avuto il diritto di chiedere il rinvio per ragioni di studio (dato che negli esami ero del tutto regolare), arrivò a casa la chiamata alle armi ed io non feci niente per chiedere il rinvio (ed ancor meno fece mio padre, il quale era convinto che il servizio militare fosse una panacea che faceva guarire tutti i mali esistenziali e che fosse una insostituibile ed impareggiabile scuola di vita).

 

3. continua

https://www.youcanprint.it/biografia-e-autobiografia-generale/memorie-di-scuola-9788827845486.html

Le mie Memorie e la vecchiaia che incalza

Ricordi ciclostile Leonardo

Voglio fare ammenda davanti al mondo intero. Beh, virtualmente , quando si scrive nell’Web ci si rivolge al mondo intero. Insomma, voglio fare ammenda davanti a tutti i  lettori di questo umile blog.

Permettete   prima che io mi  presenti brevemente.

Sono un uomo di 64 anni che cerca di essere gentile con tutti. Anzi, chi mi conosce sostiene che io sia una persona assai mite e gentile.

In fondo è così, anche se una mia collega (con la quale lavoriamo insieme da oltre trent’anni) si è sorpresa non poco quando, durante una discussione di gruppo (si parlava del ’68 e degli scioperi a scuola in quegli anni lontani e in quelli immediatamente successivi), sono intervenuto per dire che nel mio quinto anno di scuola superiore facevo parte degli organizzatori del movimento studentesco cittadino e mi ero spinto persino a interrompere le lezioni per indire un’assemblea straordinaria d’istituto nel cortile della scuola (per questo grave fatto venni sospeso per 15 giorni e rischiai di perdere l’anno scolastico; queste e altre cose le racconto nel mio libro “Memorie di scuola” che si può consultare e anche acquistare direttamente da https://www.youcanprint.it/biografia-e-autobiografia-generale/memorie-di-scuola-9788827845486.html  oppure anche negli altri store della rete).

Ma stamattina, ho scoperto che sepolto dall’uomo che ha fatto della mitezza e delle buone maniere un suo tratto distintivo, si cela ancora il vecchio lupo aggressivo e permaloso pronto a ringhiare se qualcuno gli sbarra la strada.

Ecco il fatto: mi  recavo  in pullman  dal medico di famiglia, mezzo febbricitante e  dolorante. Sono salito sul pullman e per prima cosa, da viaggiatore onesto e cittadino scrupoloso, ho tentato di leggere il QR con il mio cellulare, al fine di convalidare il trasbordo (così chiama la conferma della tua presenza sul mezzo la società cittadina di trasporti che gestisce il servizio dei pullman) dell’abbonamento on line che ho stipulato.

A causa della scarsità della luce (eravamo in un tratto di strada ombreggiato) ho provato diverse volte l’operazione, ma pur inquadrando correttamente nel display il simbolo cifrato QR, non venivo riconosciuto.

L’autista mi ha suggerito di provare con il simbolo posizionato proprio sopra l’uscita che gode di una illuminazione privilegiata.

Una signora che doveva aver seguito le mie peripezie e forse doveva avermi giudicato un vecchietto poco sicuro sulle gambe, dato che tenendomi agli appositi sostegni con una sola mano in effetti av evo ondeggiato in diverse occasioni, è intervenuta dicendo, a voce alta: – “ Lo faccia durante la sosta, così non mi cade addosso!”

E lì è risorto il lupo che dorme dentro di me, con tutta la sua permalosità e la sua aggressività (la buonanima di  mio fratello maggiore era proprio così; con l’aggiunta di una dose di misoginia superiore alla mia, oltre che con l’aggiunta di tante qualità che io, purtroppo, non ho).

– ” Signora” – le ho risposto in tono aggressivo e senza neppure guardarla, mentre il provvidenziale QR esposto alla luce vidimava la mia presenza sul mezzo – “ se lei fosse una donna giovane e bella forse potrei anche far finta di caderle addosso!”

Mi son pentito subito della mia risposta permalosa e aggressiva. All’autista però deve essere piaciuta, perchè quando mi sono avvicinato per ringraziarlo e chiedere un’informazione, mi ha sorriso dicendomi che a lui gente così invadente e impicciona gliene capitava tutti i santi giorni.

Io, non di meno, avrei ritenuto più consono al mio stile risponderle magari: – “Signora, forse le piacerebbe che un giovanotto come me le finisse in braccio!”, o qualcosa di più carino della mia rispostaccia.

Beh, ormai è andata così. Cercherò di far meglio la prossima volta.

London for ever – 29

memories 3

Michelle was a Parisian girl. The two had met in London and had always been together. Her charm was not the trivial or ordinary allurement that usually circles French girls by the long-limbed physicist, a bit diaphanous, with the features of the face eternally ingenuous and gentle; It derived instead from her rather cheerful and carefree air, symptomatic of those who can live day by day, with no particular moods linked to sentimental events, work issues, or perhaps existential complications. Much more than her  attitude of disenchanted non-chalance, if not of deliberately informal and countercurrent behavior, it was astonishing the  contrast with the almost serious and formal behavior that Giampiero was going through even more than the hated bourgeois he declared to be still in fight with.

Michelle, on the other hand, was a painter and earned her living by selling her paintings and making portraits in Portobello and the other large London-based large markets; Her attendance allowed Giampiero not to lose all contact with a certain kind of culture and alternative minds, to which, though not in the depths of his being, he had been tied.

– “Whoever does not die,  comes alive, soon or later!” Giampiero said to the phone, returning my greeting, “What have you done all this time?”

– “I found a pub that resembles an amphitheater!” I said laughing- “and tonight performs a Rock band with square balls. What do you say?”

– “I say we were thinking about going down the corner to have a drink; But the idea of ​​a bit of good music would be even better. But where are you? “He asked then translating from English, as he sometimes did speaking Italian.

– “I’m here in Paddington Station, in a newspaper store”.

-” I get it. From Notting Hill is a step away. Wait for me to come. Maybe even with Michelle and a Parish friend who comes to visit us. I’ll see you right away!”

 

29. to be continued…