La Terza via – 16

Capitolo 6

Un giorno, mentre ci preparavamo  una pizza per la nostra pausa pranzo, Donato   mi disse che stava raccogliendo dei soldi per fare un regalo a Giampiero, di cui a breve sarebbe ricorso il genetliaco. Risposi che avrei partecipato ben volentieri e soltanto doveva dirmi che cifra dovessi versare per partecipare al regalo. Prima di rispondermi mi disse che la sua idea era di regalargli un pezzo di hashish,  per il quale Giampiero andava matto. Io non feci commenti anche se ricordo che pensai “Contento lui!”  Dissi che per me non c’erano problemi. Lui si limitò ad aggiungere che il fumo lo avrebbe comprato da Natale, grande fumatore ed esperto e che Giampiero mi aveva  invitato alla festa di compleanno che avrebbe dato sabato sera a casa sua. Venerdì sera, prima di smontare dal lavoro,  gli chiesi quanto gli dovessi dare. Donato mi rispose che Natale non aveva voluto soldi per un tocco di hashish che aveva voluto procurare gratuitamente,  come sua personale partecipazione al regalo di Giampiero. Mi scrisse l’indirizzo di Giampiero in un foglietto, raccomandandomi di non mancare.

All’indomani, ruppi  tutti i miei dubbi e le mie incertezze e decisi di recarmi alla festa di Giampiero. Mentre ero in viaggio in metropolitana cercai di vincere e dominare le mie apprensioni,  dicendo a me stesso che non era obbligatorio per me fumare quella sostanza misteriosa e sconosciuta; e poi non era neppure detto che me ne sarebbe stata data l’occasione. Quante storie! Avrei potuto sempre rifiutarmi di fumare. Io all’epoca fumavo ancora le sigarette (rigorosamente quelle di stato). Mi bastavano e avanzavano. Così rimuginando arrivai alla casa di Willesden Green, dove abitava Giampiero. Mi aprì una ragazza che mi fece entrare  senza farmi domande. Io dissi soltanto che ero invitato alla festa di compleanno di Giampiero.

Mi introdusse un ampio salone e mi disse soltanto, in italiano, di andare a prendermi una birra in cucina. Siccome non sapevo dove fosse la cucina mi sedetti nell’angolo di un divano e mi guardai intorno fumando una delle mie sigarette. Attorno a un grande tappeto, seduti per terra,   un gruppo di ragazzi e ragazze  ridevano  e scherzavano di gusto. Spostando lo sguardo notai che da una porta in  fondo al salone usciva la ragazza che mi aveva aperto la porta con numerose bottiglie di birra in mano. “Ecco dove deve essere la cucina” pensai tra me mentre seguivo con lo sguardo la ragazza. Vidi che imboccava una rampa di scale che portavano a un piano superiore. Tornai con lo sguardo ai ragazzi seduti introno al tappeto. Uno di loro stava unendo delle cartine da sigaretta; ne incollò due in senso longitudinale, aggiungendone una terza in senso orizzontale, sempre sfruttando il lato gommoso e adesivo delle cartine.

La ragazza che gli stava a fianco, dopo avere arrotolato un sottile cartoncino, strappato al contenitore delle stesse cartine, esclamò con entusiasmo che il filtro era pronto. Il tizio delle cartine lo posizionò alla base delle cartine che aveva precedentemente incollato; sembrò porgere il suo manufatto, dopo averlo poggiato sul palmo delle dita,  a un terzo ragazzo, il quale invece vi fece cadere sopra il contenuto di una sigaretta, distribuendola sapientemente per tutta la superficie delle cartine incollate; di seguito, lo stesso ragazzo, dopo avere  bruciato con l’accendino una delle estremità di un pezzo irregolare di un materiale  di colore verdognolo, la  sbriciolò sopra la superficie del tabacco, distribuendolo, come aveva fatto prima con il contenuto della sigaretta, con il pollice, l’indice e il medio della mano destra.

Quel gesto mi fece pensare a una cuoca che sparga il sale su una pietanza, anche se i movimenti del ragazzo erano più rapidi e contenuti. Il primo ragazzo chiuse le cartine azionando con abilità le prime tre dita di entrambe le mani e, dopo avere incollato con una veloce slinguata il risultato della complessa operazione, ne assicurò il contenuto, rimboccandolo in cima e lo passò alla ragazza che gli aveva dato il filtro, pregandola di accenderlo. La ragazza non si fece pregare e, dopo essersi chinata ad acchiappare la fiamma di un accendino che si era accesso nella sua direzione, ne aspirò una lunga, voluttuosa boccata, passandolo subito al ragazzo che glielo aveva offerto.

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